E’ possibile adottare un Modello Organizzativo 231 solo per alcuni reati?

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Premessa

Verso l’obbligatorietà del Modello

In un precedente articolo abbiamo cercato di stabilire se la necessità di adottare un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (Modello 231) risponda esclusivamente a esigenze volontarie di controllo del rischio e di tutela dell’ente o se, viceversa, esista un vero e proprio obbligo giuridico in tale senso e siamo arrivati all’assunto che, anche se l’adozione sia stata prevista originariamente come “facoltativa” dal D. Lgs. 231/2001, si va sempre più verso “l’obbligatorietà”.

La necessità del Risk assessment

Abbiamo anche analizzato, in altro approfondimento, come, negli ultimi decenni, le imprese abbiano visto, da una parte, l’aumento del numero e della portata dei rischi con i quali scontrarsi e, dall’altro, l’aumento della loro sensibilità verso il rischio stesso. Di fronte a ciò ha assunto sempre più importanza il “risk assessment” o “valutazione del rischio” ossia la “metodologia volta alla determinazione del rischio associato a determinati pericoli o sorgenti di rischio” al fine “di definire la priorità o l’urgenza delle misure necessarie per tenerlo sotto controllo”.

E’ pertanto di fondamentale importanza decidere quale sia il livello di rischio da considerare “accettabile”, ossia, da non richiedere alcun intervento correttivo o di miglioramento. 

Da questa analisi potrebbe risultare che per alcuni rischi, definiti appunto accettabili, non sia conveniente adottare un Modello 231, ritenendo magari sufficienti altri strumenti di controllo già attuati. Ecco allora che eliminati alcuni dei reati presupposto, perché non hanno possibilità di accadimento concreto nella singola realtà aziendale considerata, ed eliminati alcuni reati per i quali il livello di rischio sia considerato accettabile, la società potrebbe decidere di costruire un modello organizzativo che contempli solo alcuni dei reati presupposto o addirittura uno solo. Capita spesso, ad esempio, di imbattersi in modelli 231 che tutelano solo contro i reati in materia di salute e sicurezza del lavoratore, considerati particolarmente pericolosi in quanto per il verificarsi delle fattispecie prevista non è richiesto il dolo ma è sufficiente la colpa.

Idoneità del Modello 231

C’è allora da chiedersi se anche questi modelli possano essere considerati idonei a norma dell’art. 6 comma 1 lett. a) o dell’art.7 comma 2 d. lgs. 231/2001 (che non danno indicazioni precise e puntuali su come debba essere strutturato il modello organizzativo, limitandosi a ribadire che deve essere adottato ed efficacemente attuato e deve essere idoneo a prevenire i reati della specie di quelli verificatasi.)

Sul punto va osservato che molte sono le pronunce giurisprudenziali nelle quali il giudice riserva qualche riflessione al concetto di idoneità del Modello organizzativo. Anche la stessa dottrina si è occupata in diverse occasioni dell’idoneità del modello.

Spesso le dichiarazioni di inidoneità di Modelli Organizzativi hanno riguardato o società del tutto prive ex ante di protocolli specifici ovvero provviste di Modelli fittizi (es. documento cartaceo pubblicato attraverso l’intranet aziendale e “tenuto nel cassetto” dai destinatari) o ciclostilati (e quindi non ritagliati sulle singole realtà aziendali), o l’adozione ex post di Modelli ancora lacunosi (ad es. per non aver sufficientemente presidiato il rischio evidenziato dal reato o aver istituito Organismi di Vigilanza scarsamente indipendenti e privi di mezzi adeguati).

Cosa deve contenere il Modello per essere considerato idoneo

Mettendo insieme spunti giurisprudenziali e dottrinali nonché quanto affermato dalle varie Linee Guida, si può affermare che il modello organizzativo per essere considerato idoneo deve sicuramente:

  • individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati;
  • prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in relazione ai reati da prevenire;
  • individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;
  • prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli;
  • introdurre un sistema disciplinare, idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello, a prescindere dal fatto che abbia altresì comportato la commissione di un reato.

Conclusioni

Ecco allora che se rispetta quanto sopra affermato, il modello organizzativo è sicuramente idoneo anche se  riguarda uno solo o solo alcuni dei reati presupposto. Rimane sottinteso, ovviamente, che sarà idoneo solo a prevenire l’illecito (o gli illeciti) contemplati, non fornendo alcune esimente per gli altri reati presupposto non considerati.

Partner231 occupandosi anche di risk assessment può aiutarvi nell’individuazione del livello di rischio accettabile.

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