L’importanza di valutare e gestire il rischio aziendale

/, di Francesca Giotto/L’importanza di valutare e gestire il rischio aziendale

Rischio ed impresa sono due concetti che vanno di pari passo; non si può infatti avere attività d’impresa senza considerarne il rischio, ossia “la combinazione della probabilità di accadimento di un evento e del suo impatto”.

I rischi, alcuni costanti altri variabili, possono essere sia “interni” all’impresa (legati ad esempio alle infrastrutture, al personale, ai processi, alla tecnologia) che “esterni” alla stessa  (legati all’economia, all’ambiente, alla politica, ecc.).

Negli ultimi decenni le imprese hanno visto, da una parte, l’aumento del numero e della portata dei rischi con i quali scontrarsi e, dall’altro, l’aumento della loro sensibilità verso il rischio.

Grande spinta a questa sempre maggiore sensibilizzazione al rischio si è avuta anche a seguito dell’impulso del legislatore comunitario, che ha dettato alcuni principi cardine poi recepiti dalla normativa interna con provvedimenti normativi che hanno rivoluzionato il sistema della responsabilità degli enti, facendo diventare il controllo di gestione da strumento di misura e garanzia dell’efficacia dell’impresa ad elemento fondamentale per la verifica e la stima della responsabilità delle imprese e dei soggetti che le gestiscono e le controllano.

Ha contribuito a questa evoluzione normativa, sicuramente e prima di tutti, l’emanazione del Decreto Legislativo 231/2001, che soffermandosi principalmente sulla rilevanza esterna dell’assetto organizzativo degli enti, ha sanzionato pesantemente le carenze organizzative degli enti al fine di disincentivare condotte fraudolente ed evitare la commissione di violazioni di legge suscettibili di arrecare pregiudizio a terzi. Le sanzioni sono infatti evitabili se viene adottato un assetto organizzativo atto a prevenire le suddette violazioni.

Una seconda evoluzione normativa è rappresentata dalla riforma del diritto societario con l’emanazione del D.Lgs. 6/2003 che ha modificato gli articoli 2381 e 2403 del codice civile, obbligando gli amministratori ad adottare assetti organizzativi più adeguati a seconda delle dimensioni e della natura dell’attività svolta, e imponendo al Collegio Sindacale di verificare l’adeguatezza di questi assetti e di vigilare sulla loro osservanza. Un appropriato assetto organizzativo diventa quindi, anche, elemento per la valutazione della responsabilità degli amministratori.

Una terza evoluzione normativa si è avuta con il D.Lgs. 32/2007 , che ha modificato l’articolo 2428 del codice civile imponendo che la relazione sulla gestione, che accompagna il bilancio di esercizio, contenga “una descrizione dei principali rischi e incertezze cui la società è esposta”, al fine di consentire agli stakeholders di valutare correttamente efficienza e affidabilità dell’organizzazione aziendale.

Infine, il sempre più frequente ricorso al fallimento o ad altre procedure concorsuali ha imposto al legislatore di intervenire, con il D.Lgs. 14/2019 “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, che ha posto l’accento sul rischio di crisi e sulla necessità che l’organizzazione dell’impresa si basi sulla tempestiva rilevazione ed adeguata gestione di tale rischio, nell’interesse di tutti i destinatari sui quali potrebbero riflettersi le conseguenze dell’eventuale crack aziendale. In particolare, il nuovo art. 2086, co 2, (richiamato sia per la società semplice che per la società a responsabilità limitata e la società per azioni) stabilisce infatti che “L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.”

Ecco allora che in un sistema in cui un adeguato assetto organizzativo (ma anche amministrativo e contabile) diventa indispensabile, assume fondamentale importanza il “risk assessment” o “valutazione del rischio” ossia la “metodologia volta alla determinazione del rischio associato a determinati pericoli o sorgenti di rischio” al fine “di definire la priorità o l’urgenza delle misure necessarie per tenerlo sotto controllo”.

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